"Che fai? Maaaarta"
Claudio a gran voce dalla camera da letto. "Dolceeeezza! Tutto bene?"
Marta immobile a fissare la tazza del cesso, la bocca contratta in una smorfia.
Claudio appare nel vano della porta. "Amore...?"
"Claudio, vieni a vedere che schifo..."
Il ragazzo sciabatta un po' titubante verso di lei, e si sporge cautamente a guardare oltre l'orlo della tavoletta.
"Cosa, la cacca? Amore, hai fatto la cacchina?"
"Lì. Quella roba lì" indica Marta, rattrappita, puntando l'esile ditino verso una grossa blatta che sta risalendo free climbing sulla nuda parete della ceramica da water, nessun appiglio, solo la forza nerboruta delle sue zampe nere.
"E' uno scarafaggio" conclude Claudio.
"Che schifo" borbotta la ragazza, ancora ipnotizzata dall'orrida visione.
"Guarda, adesso farò una magia" annuncia lui, premendo il bottone dello scarico. Uno tsunami d'acqua investe l'immondo, un fragore impetuoso poco prima dell'impatto è l'ultima cosa che la blatta sente, come un tristo presagio di catastrofe prima che si compia l'ineluttabile. "Puff! Hai visto? Non c'è più!"
Marta contempla la linda tranquillità dello specchio d'acqua ormai ripulito, tra lo scrosciare dello sciacquone che va riempiendosi nuovamente.
"Ma ti sei presa paura, eh? Dolcettino?" l'abbraccia il moroso, prode e orgoglioso d'aver sistemato cavallerescamente la cosa.
"Sarà venuto su dalla fogna, non ti preoccupare..."
"Doppio schifo! Vuoi dirmi che laggiù c'è una colonia di 'ste bestie? E non la si può snidare? Cazzo, ma ogni volta che mi devo sedere sul water, devo patire un'angoscia del genere? Non esiste!"
"E' sparita, puff, non ci pensare" Lui le accarezza la testolina.
"Le blatte su per il culo!" incredula Marta, scossa dai brividi del raccapriccio.
"Domani compriamo quelle tavolette, quelle robe che disinfettano..."
"No che disinfettano, voglio quelle che annientano!"
"Domani allora compriamo le tavolette che annientano"
Il viso della ragazza si fa più dolce, la bocca si arriccia a cuore.
"Brutte bestiacce nere schifide che hanno tanto spaventato la tua bimba..." si rifugia lei sotto le ascelle di lui, le mani intrecciate dietro la sua schiena, il naso a giocherellare tra la sua barbetta, dato che Marta è più piccolina e arriva appena appena a baciarlo, il suo Claudietto.
"Piccola adorata, non devi temere niente finchè in casa ci sono io..." gli fa il verso lui, schioccando baci sulla fronte e sui capelli della ragazza.
"Sai cosa penso, però?" mormora lei mentre si alza sulla punta delle babbucce per incontrare la bocca di lui.
"Mmhh?" Claudio emette un mugolìo interrogativo a occhi chiusi, mentre la bacia.
"Con quale noncuranza noi diamo la morte a questi esserini, che pure sono cose vive. Cioè, premiamo un bottone e pum, la diga del vajont esonda su di loro, e addio e tanti saluti, eppure sono cose vive anche loro, cioè, hanno una loro unicità..." sussurra Marta.
Claudio riapre gli occhi e si produce in un "Mmhh??" un po' più allarmato.
"Ci pensi mai?" gli chiede lei, staccandosi per un secondo dal bacio carezzato.
Claudio pondera la cosa. "No. Cioè sì, ma chi se ne frega. Sono solo blatte".
Tra il letto e l'armadio c'è un tavolino da toeletta, corredato di grande specchio settecentesco, un vezzo di Marta che l'aveva voluto assolutamente per sé, e tutte le mattine ci si trucca di fronte e vi si rimira, carezzando la superficie laccata del tavolino con un affetto un po' morboso, passando il dito sui ghirigori pacchiani della cornice in finto-oro, e civetta che quello è il suo tavolinetto da dama di corte. Claudio solleva la fanciulla con uno sforzo leggero, che è proprio piccola e minuta, la deposita sul tavolino, le slaccia la vestaglia a piccoli strappi, le allarga le gambe e si fionda nell'abbraccio delle sue cosce spalancate. Toh guarda, da sopra la spalla di lei Claudio può perfino controllarsi allo specchio, un'occhiata veloce alla sua barba di tre giorni e il capello arruffato, e si compiace, via, della luce attraente e predatrice che scorge nel suo sguardo, gli occhi di Marta quando sta per essere posseduta, invece, beh, sono liquidi, e neri di libido, bella la nuca di Marta, i boccoli biondi del suo capino chinato a mordergli la spalla, e la schiena, bianca e dritta, tutto bello di Marta, e giù con le mani a percorrerle i fianchi fino al culo, l'esterno coscia, Claudio toglie gli occhi dallo specchio e torna a incollarsi al viso di lei, le mani scese ad accarezzarla tra le gambe, le dita addestrate a scostarle le mutandine e a tuffarsi nel suo umido calore come se non avessero mai fatto altro in vita.
Eccitante questa cosa del guardarsi, massì, dai, sfruttiamola fino in fondo. Marta scende dal tavolino, Claudio la fa piroettare contro di sé, la prende di schiena, la fa incontrare con la sua immagine allo specchio ... "mo guarda quanto sei bella", lei ride così infantile, poi si succhia un dito e lo porge alla bocca di lui, gli occhi sempre incollati allo specchio, Claudio passato a palparle il seno mentre un ginocchio, da dietro, allarga le gambe di lei. Anche lui non stacca gli occhi dall'immagine riflessa, difficile capire su che cosa si soffermi il suo sguardo, è molto innocente e molto sensuale questo giochino narciso, e non perdere neanche una delle espressioni del volto di lei, del volto di lui, e vedere che belle, le mani che stringono le tette, vedere oh che sexy il pelo riccio di lei scostato da un ditino appena leccato, Claudio adora averla così: di spalle a godersi il suo culo rotondetto contro il suo corpo, di fronte nell'immagine specchiata del suo viso e del suo seno, delle sue gambe aperte e tremanti, di lei che si tocca piano piano, facendo gocciolare le prime stille di siero sulle sue piccole dita.
Stuzzicante questa cosa dello scopare di fronte allo specchio, bello che Marta non abbia paura né stupide vergogne, vediamo cosa si può fare, male che vada si fa sempre in tempo a cambiare sistemazione.
Claudio solleva i capelli di Marta a crocchia sulla sua nuca, di nuovo, da sopra la spalla, le suggerisce di rimirarsi tutta nella sua bellezza, a capelli sollevati la lecca alla base della nuca dove sa che le terminazioni nervose di lei letteralmente esplodono, Marta geme guardandosi fissa nello specchio, si tocca più velocemente, guida la mano di lui verso il suo sesso, lascia che lui e le sue sapienti dita facciano il resto. Inclina la ragazza di un poco, di quel poco che basta per avere le grandi labbra spalancate a sorriso verso il suo membro, Marta si appoggia coi gomiti sul tavolinetto da gran dama e si ritrova faccia a faccia contro lo specchio, bello che lei tiri fuori la lingua e lecchi lo specchio, bello che lei tiri fuori la lingua, bello che lei si compiaccia della faccia goduriosa che fa e dell'espressione ingorda che assume quando lecca, bello che lecchi, bello che il suo sguardo sia proprio quello, liquido e nero.
E' un'erezione di lusso questa qui, fiera e svettante, assetata quasi, la cappella sembra proprio assetata, gli umori si attraggono e si richiamano, bella quest'idea, degli umori che si chiamano per mischiarsi. Preme invitante la punta contro l'imbocco caldo e viscoso, Marta lecca e mugola, le piace proprio leccarsi allo specchio, le si fredderà la lingua, però. Claudio decide di prenderla centimetro per centimetro, centellinandosi il piacere di possederla e vederla posseduta, che già le sue rotonde chiappe non sono niente male, da accarezzare e rimirare, ma il suo viso è qualcosa che trascende il sesso stesso, Claudio decide che sarà una cosa lenta. Si scocca un'occhiata allo specchio, le labbra morse di piacere e concentrazione, e quella figa confortante e liscia che lo attende come una pelle d'orso stesa di fronte al camino, e grappa poi, molta grappa, anche se Marta preferisce la crema di whisky, e va bene, basta che sia fuoco dentro. Afferra i boccoli di Marta, con delicatezza, gli piace l'idea di averla come sua puledrina, Marta stringe i gomiti e si apre di più, invita e attende, vogliosa d'esser presa fino in fondo, le tette spiaccicate sul tavolino, ansima e getta un breve sguardo all'indietro, Claudio è là, che la penetra con la salda dolcezza di cui è capace, pulsa forte il suo cazzo dentro di lei, scende con una manina a titillarsi subito il clitoride, perché proprio non resiste, vuole bagnarsi fino a inondare di voglia tutto lui, e l'uccello che le scivola dentro.
Claudio ha un sussulto, nell'esplorare fino in fondo la cavità lenta della sua bambina che bolle, sente il sangue schizzargli, come richiamato dal calore, verso la punta dell'uccello e da lì tende e tira, ora è ben rinfoderato, la figa di Marta sembra nata per accogliere il suo cazzo, e il suo bollore è sconvolgente, sì, sì, è la fodera della mia spada, pensa Claudio con un guizzo di virilità in salsa crociata.
Lei trema, e anela più spinte e maggior forza, avida e vogliosa la piccolina, ma Claudio la vuole lenta. Eccitante e sexy persino la spina dorsale di Marta, srotolata così di fronte al suo sguardo e alla carezza delle sue mani, Marta sospira forte e si morsica le labbra, Claudio esce e stantuffa ancora, inebriandosi della faccia di lei e dei suoi occhi, più ardenti della figa stessa che comunque non scherza.
Pioggia di latte salino e voglia straripata, Claudio ne racimola qualche goccia sulle dita per berselo, ne ruba un altro po' per inumidirsi del tutto la mano, ne saggia la consistenza tra pollice e indice. A dita ben lubrificate può permettersi di giocherellare con il buchino di culo di Marta, che è lì, caldo e scuro, e non fa una piega a quella benevola intrusione, la penetrazione intanto continua dolce e lenta come un rollìo, l'indice scompare dentro il sederino di lei e un po' vi fruga, Marta si sente investita da un calore che parte - guarda un po' - dal centro del petto e risale verso il collo fino a spandersi dietro le orecchie, arrossisce di un desiderio che non ha più limiti, Claudio capisce che, se non inizia a scoparla sul serio, la piccola sua dolce gattina è a rischio di scoppiare letteralmente come un uragano.
Però lento è così bello... godersi ogni singolo istante, ogni millimetro di movimento...
"Claudio, scopami... scopami, ti prego..." mugola Marta verso lo specchio.
Va bene, va bene. Va bene. Va bene. Va bene. Va bene. Dio, se va bene.
Oh Dio. Va benissimo. Bene. Bene. Va bene. Va stra-bene. Marta dio mio.
Dio come va bene. Va bene. Oh, tienimi tutto dentro Marta. Va bene. Lo senti amore. Come va bene. Come va bene. Comevaaaaabbb...ene. Lo senti amore. Diooooo. Marta. Martaaaaaa. Dio Marta amore mio. Senti come vaaaaa. Senti!
Eh.
Uh.
Dio.
...Marta?
"Ci facciamo le coccoline?" zufola lei mentre si butta sotto al piumone, sudata, rilassata, bellissima.
"Coccoline? Sì. eh. Ahhh. Coccoline. Sì certo. Vado un attimo in bagno".
Si sciacqua il viso e si guarda allo specchio. Stanco, sì, domattina sveglia alle sei. La barba è lunga. Non ci si può presentare in ufficio così. E le occhiaie...? Le occhiaie la dicono lunga, sulle notti di Claudio da quando è andato a convivere. Sorride, soddisfatto, spalanca le fauci in uno sbadiglio, spreme qualche goccia di pipì e tira l'acqua. Mentre si infila sotto le coperte, già nel torpore del pre-coma, ripensa vagamente a quel discorso sull'unicità delle blatte 'che sono cose vive anche loro' ... sorride a occhi chiusi, domani dobbiamo ricordarci di questa cosa, Marta già russa, altro che coccoline, buonanotte eh!
Buio.
Luce.
Luce di una torcia.
Di nuovo buio.
Luce. Torcia. Buio.
"Ebbene?" chiede lei.
"Sì, ci sono" risponde l'addetto, armeggiando nella sua cassetta e riponendo la torcia.
"E hanno formato una colonia?" chiede di nuovo lei, preoccupata.
"Sì, e bella grossa"
"Oddio, amore, te l'avevo detto!" sbotta lei rivolta a lui, che si limita a fare spallucce.
"Quando li ha visti, per la prima volta?"
"Ieri sera" rabbrividisce lei. "Orrenda visione".
"Si è molto spaventata" rincara lui.
"Oh" sorride l'altro "ma non c'è niente di cui aver paura.
Risolviamo tutto in qualche minuto. E le costerà meno del previsto"
"E non torneranno più?"
"Difficilmente. Farò una disinfestazione pulita pulita. Non ne rimarrà neanche uno"
Lui e lei si stringono. Un brivido li scuote entrambi. Aver convissuto per tanto tempo con quelle bestiacce, anche se confinate nelle loro gole profonde di gas, acqua e melma... la sola idea che esistano, quegli affarini... e che zampettino, e si riproducano.... Brrrr.... Li fa sentire, entrambi, sporchi e contaminati.
"Beh, faccia un bel lavoro. Chissà come si sono moltiplicati, là sotto..."
"Quanti saranno, più o meno? Ha un'idea?" interviene lui.
Torcia. Luce.
Buio.
Il disinfestatore borbotta: "Suppergiù... da quel po' che riesco a vedere... saranno sui sei miliardi..."
"Te l'avevo detto, io!" esclama lei, rimproverando il compagno.
"Te l'avevo detto, di fare più controlli! È anche casa tua, questa!"
"Sì, ma è intestata a te, tesoro" si giustifica lui con un mezzo sorriso.
"Sei miliardi! Bleah! Faccia presto, per cortesia. Si sbarazzi di questo... schifoso brulicare" conclude lei, uscendo.
Rimasto solo, lui si avvicina all'addetto in divisa con tono confidenziale: "...Ma lo sa che ieri sera, guardando bene nella cavità con una luce speciale che faccio io, ne ho visti addirittura due... che
copulavano?"
"Bella roba" borbotta il disinfestatore, estraendo una bomboletta scura dalla borsa.
"Una cosa ripugnante. Se c'era lei..." e fa un gesto verso la porta, da dove la compagna è uscita "le veniva una crisi isterica".
"Sicuro" e intanto inizia a spruzzare il veleno.
"La lascio lavorare. Mi chiami, se ha bisogno"
"Non si preoccupi" risponde l'incaricato, sbirciando nel foro con la sua luce. "Si stanno già disintegrando. Fra tre minuti sarà tutto sgombero".
"Posso... vedere?" chiede lui, incuriosito, facendo dietro-front.
"Certo, prego... Si avvicini... Ecco, guardi là... dove sto puntando la luce... guardi come si contorcono... e ce ne sono di vari colori..."
"Bleah!" lui ha un moto di ribrezzo. "Ma, secondo lei, lei che fa questo mestiere... Sentono qualcosa? cioè, provano dolore oppure non si accorgono di nulla? In fondo sono cose vive anche loro..."
"Mah..." borbotta l'altro, continuando a spruzzare.
"Cioè, ci pensa mai?"
Il disinfestatore pondera la cosa. "No. Cioè sì, ma chi se ne frega".
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