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La Luna la illuminava in quella bellezza scura, mediterranea, baciando con delicatezza la pelle olivastra, e carezzando i seni non troppo prominenti. Era notte, era piena notte eppure in quella camera era la vita che si manifestava. Lei, fedele compagna di Mirco, lei, dai valori saldi, ora, stava tradendo l'uomo che amava, o che in realtà credeva amare.
Le lenzuola di seta nera che scivolavano lungo i corpi dei due amanti, quella carezza delicata e fluida come l'acqua che si adagiava sulla schiena di quel ragazzo conosciuto solamente la sera precedente. Una settimana, oramai, che quel letto era occupato da una sola persona. Una settimana che Maura sembrava irritabile al solo guardarla. Eppure, in quei momenti, in quei movimenti porti ritmicamente ed all'unisono con il corpo dello sconosciuto, sembrava a suo agio.
Si avvinghiava al tronco del ragazzo poco più piccolo di lei, lasciando che le gambe si attorcigliassero sulla schiena come serpenti intenti in una lotta. Ed alle spinte rispondeva con spinte, lasciando solo dopo poco quella posizione, rilassandosi per soli pochi secondi. “Sei brava Maura.. Sei davvero molto brava” Piccoli complimenti che ad una donna donano sempre ribrezzo in momenti unici ed intimi come quell'atto di concessione che stava portando al ragazzo. “Stai zitto” Erano le uniche due parole che la ragazza voleva dire. Desiderava quel silenzio che l'accompagnava, eppure detestava la solitudine. Solitudine che l'aveva costretta nel proprio letto con uno sconosciuto. Le unghie iniziarono a conficcarsi nella schiena del giovanotto, lasciando sulla pelle delle rosse strisce, mentre il ritmo delle spinte sembrava aumentare. Sempre di più, sempre più veloce. Maura faceva l'amore con rabbia, come a volersi sfogare per quell'umiliazione che aveva subito da sei anni. Ed il ragazzo sembrava essersene accorto. La trattava come la puttana di turno, prendendola a tratti per i capelli, stringendo quelle chiome scure e forzando la testa di Maura ad indietreggiare. “Guardami. Voglio che guardi quella che sei ora. Sei il mio giocattolo questa notte, eppure ti senti padrona.” Ed aveva continuato ad imporre movimenti pelvici sulla ragazza che d'improvviso si era irrigidita, padrona di quel che ora stava compiendo. “Lasciami! Lasciami stronzo” Maura si voleva slegare da quell'unione che ora non voleva. Voleva slegarsi da quell'abbraccio e da quei movimenti che il ragazzo le imponeva nel corpo. Ma era debole psicologicamente e fisicamente. Qualche lacrima iniziò a scendere dagli occhi, rigando le guancie rosse per l'affannamento. Il petto s'alzava e s'abbassava, quasi seguisse i movimenti che il ragazzo le stava imponendo. Ed i lombi iniziarono a dolerle per quella rigidità muscolare, per quel rifiuto istintivo di quell'atto che aveva voluto, che aveva cercato.
Era stanca, eppure ansimava in quei movimenti che le venivano istintivi, di condiscendenza verso quel ragazzo che imponeva la sua volontà su di lei. Le prese le braccia, e lei lo lasciò fare, stanca di negare quello che davvero voleva, stanca di nascondersi dietro falsi moralismi. Era più di una settimana che non aveva un uomo, era più di una settimana che nessuno la faceva sentire donna. Lui le avvicinò le braccia alla testata del letto e dal nulla comparvero quelle manette di pelo rosa che aveva comprato mesi prima per lei e Mirco.
Il ragazzo sembrava esperto in quella pratica, sicché legò Maura al letto, distanziandosi solo in poco, sciogliendosi da quell'unione. E la vedeva, scrutava e studiava quella figura che così arrendevolmente si era concessa a lui.
“Ed ora vedremo quanto resisterai, legata a quel letto, senza la possibilità di sfociare in quelle urla che trattieni. Lo so” parlava quasi sapesse realmente cosa stesse facendo. La fissava, avido di lei “Vorresti che tornassi dentro te, vorresti che tornassi ad importi nuove scosse alla pancia, ma non lo farò. Dovrai supplicare per avere, ed io.. Sono un padrone generoso con i cani docili” E Maura si contorceva sulle lenzuola, dando spettacolo di sé, dando prova di quella poca fiducia e poco rispetto per sé stessa. “Non mi puoi lasciare così. Non puoi lasciarmi insoddisfatta dopo quello che ti ho concesso, dopo che hai fatto quel che volevi del mio corpo.
Ma il ragazzo non sembrava impietosirsi a quelle lamentele. L'osservava con distacco, mostrando quella vena di disprezzo sulle labbra. “Hai capito male zuccherino. Io posso tutto. Io sono il tuo tutto ora. E' verso me che devi obbedienza, è verso me che devi rispetto. Puoi fare di meglio.” Lui la fissava, in ginocchio sul letto. La scrutava come un avvoltoio segue i movimenti della preda moribonda. Attendeva paziente, mentre Maura continuava a muovere le gambe a destra ed a sinistra, offrendo quello spettacolo non propriamente dignitoso.
Sembrava un serpente, si agitava sul letto come se fosse giunta in astinenza di qualcosa che voleva, dell'unica cosa che desiderava dal rapporto con quel ragazzo sconosciuto. Nulla. Lui non sembrava voler cedere. Non sembrava intenzionato ad accontentarla.
“Ti prego..” Era giunta a supplicare ora. Era caduta tanto in basso da chiedere che venisse completata l'opera che era stata lasciata incompiuta? “Ti concedo.. ogni parte di me” Parole magiche quelle di Maura. Parole che avrebbero "intenerito" anche il più duro dei sadici. “Ogni parte di te.. E chi ti dice che non la voglia prendere con la forza? Potrei divertirmi di più, dopotutto.” La schiettezza del ragazzo stava venendo meno, quella sicurezza nel vedere Maura legata stava venendo meno, ma il desiderio di lei, di quel corpo splendido, continuava a farsi largo in quell'animo. E Maura vedeva, vedeva che non gli era indifferente, scrutava quell'unica parte involontaria del ragazzo, l'unica zona del suo corpo che non potesse mentire. L'aveva catturato nella sua rete. Lei, legata al letto ed implorante, era riuscita a persuadere il suo "rapitore", ma era vittima e carnefice di quella seduzione che continuava a regnare in quella stanza. Lo voleva, ora, come e più di prima.
“Slegami, e ti faccio scoprire quanto ti sbagli.” Suadente la voce, melliflua in quell'esposizione mentre inspirava ed espirava rumorosamente, continuando a contorcersi sulle lenzuola. Ed il ragazzo sembrò non riuscire più a resistere a quegli impulsi che lo governavano. Si avvicinò alla ragazza, sdraiandosi completamente su quella figura minuta e bellissima, tornando ad entrare un'altra volta dentro lei. Affondò interamente nel suo corpo, cadendo a peso morto su Maura, ed inspirando a fondo il suo profumo. Maura aveva allargato le braccia per quanto fosse reso possibile dalle due manette che la legavano al letto. Aveva inarcato la schiena, leggermente, mentre sentiva il ragazzo affondare all'interno del suo corpo in un modo così dolce, così permissivo che quasi si potesse confondere con affetto. Pochi istanti di pura stasi in quei movimenti che erano tornati all'interno del corpo di Maura, mentre i talloni andavano a premere con forza sui fianchi del ragazzo. Lo voleva, lo aveva suo ed allo stesso tempo tornava a sentirsi appagata.
Il ragazzo aveva iniziato a muoversi più velocemente, nel corpo di Maura, facendo in modo che lei giungesse in pochi minuti all'amplesso finale di quel rapporto iniziato, bloccato e ricominciato quasi dal principio. E lui si era distaccato dal corpo di lei, si era allontanato lentamente, scivolando fuori. La guardava in quel bagno di sudore, in quegli ansimi convulsi sulle lenzuola, mentre le mani andavano a cercare qualcosa accanto al letto. Ed, a colpo sicuro trovarono l'oggetto desiderato. Sembrava esperto in quella pratica, quasi non fosse la prima volta in vita sua che utilizzava un preservativo. Lo distese interamente, infilandolo senza problemi o intoppi.
Osservava Maura, la scrutava ancora, mentre lei sembrava essersi chetata dall'orgasmo, da quella smania che l'aveva colta, che l'aveva costretta a vendersi.
“Hai avuto quel che volevi. Ora tocca a me ricevere.” Parlava in quella tonalità atona, dimostrando quel distacco affettivo assoluto tra i due. Non aveva atteso oltre, non voleva sentire le repliche di Maura. Le sollevò le gambe, avvicinandole leggermente alla pancia, mentre le mani iniziavano a sfiorare l'interno coscia della ragazza. E lei in principio sembrava contraria, voleva slegarsi da quella promessa che aveva fatto, da quel tocco cui ora non voleva sentirsi sfiorare. Ma le carezze si facevano insistenti ed allo stesso tempo esperte. Sfiorava delicatamente la pelle, la faceva vibrare sotto quel tocco sapiente, mentre Maura si abbandona nuovamente alle cure del ragazzo.
Lui notò questa disponibilità da parte di Maura, saggiò ogni parte di quel che ora avvertiva come un consenso inespresso e guidò Maura in quel gioco perverso, in quella pratica cui era inesperta. Condusse il membro sin sotto il monte di Venere, lo lasciò scivolare sino alla congiunzione delle natiche. Le dita continuavano a carezzare delicatamente la pelle, con sapienza, lasciandole entrare con lentezza si quella parte non ancora scoperta del corpo di Maura. E le dita lasciarono spazio al membro del ragazzo, che con un colpo diretto e forte dei reni era entrato in tutta quella sua lunghezza. E Maura aveva urlato, aveva scaricato rabbia e dolore in quelle urla, mentre le braccia del ragazzo la tenevano legata a sé.
Lui si muoveva dentro lei, si lasciava affondare interamente per poi ritirarsi dopo poco. Il ritmo delle spinte aumentava, e le urla di Maura si tramutarono ben presto in ansimi. Le piaceva eppure la conduceva a quel ribrezzo per se stessa e per quel ragazzo che in quel momento stava prendendo cose che erano state proibite a Mirco.
Ma non le importava, non sembrava importarle in quei momenti nei quali il ragazzo sembrava impegnarsi in quella pratica. Poi, dopo l'accelerazione di quelle spinte, il ragazzo si era fermato d'improvviso, inarcando la schiena ed afflosciandosi poco dopo.
La notte trascorse tranquillamente, ed il giorno vide il viso di Maura adagiato sul cuscino. Sola, come lo era stata per tutta la settimana. Un sogno forse quello avuto, una fantasia quella che aveva percorso dall'inizio alla fine, se non fosse per le manette gettate sul pavimento.

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