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Burt si è appena alzato. È un fottuto martedì, uno di quei giorni che devi lavorare per forza. Volente o nolente, devi tirare su il culo dal letto, anche se dormivi da dio. Adesso Burt è così incazzato che ammazzerebbe anche sua madre. Si dirige nudo in cucina, passando con noncuranza accanto alla finestra della camera e mettendo in bella mostra il suo fisico spettacolare. Diciannove anni, un metro e ottanta, fisico atletico e muscoloso, senza un filo di grasso, un sedere così sodo che pare di marmo. Burt è un vero stallone mulatto. Apre la porta del frigo e trangugia senza ritegno del latte, sbrodolandosi tutto sul viso privo di barba e sul poderoso petto tatuato. Dopo aver ruttato, rimette il cartone vuoto dove stava. Che cazzo deve fare, oggi, che non si ricorda più? Il cellulare sta sul tavolo della cucina, sporco e pieno di avanzi. Controlla: i soliti messaggi di strafatti senza un soldo, compresa quella grandissima troia di Chris. Puttana bianca del cazzo, si fa sbattere tutto il giorno ed è sempre in bolletta. Troia! Poi che altro c’è? Alonzo… Di sicuro gliene ha mandate due o tre allo Scannatoio perché gli serve un rimpiazzo stasera stessa. Merda! 

Burt sta parlando al cellulare. Il suo umore è pessimo, anche per il caldo d’inferno. È in macchina, una Mustang gialla che ha visto tempi migliori. Un’auto “da negri”… Indossa una canotta bianca aderente, con in bella mostra i tatuaggi e i bicipiti grossi e perfettamente definiti, jeans azzurri e scarpe nere di marca. Ha tre anelli per ogni mano e tre orecchini per ogni orecchio, come sempre. In testa, le solite treccine da “negraccio”, come gli piace chiamarle. Chris, la “puttana bianca”, sta sul sedile del passeggero, visibilmente nervosa. È chiaramente in astinenza e si frega continuamente le mani. Deve avere ventisette o ventotto anni, ma potrebbe benissimo essere più giovane. Molto bella, anche se un po’ consumata dalla roba. Ha una t-shirt nera che le lascia fuori la pancia, pantaloncini bianchi e zeppe nere. Troppo caldo per le calze, che comunque, sul “lavoro”, non porta mai. Ha un grosso piercing al labbro inferiore e i capelli, biondi e un po’ sporchi, sono raccolti in una coda. Sente che se non si farà entro cinque minuti potrebbe anche vomitare l’anima. Non riesce nemmeno a pensarci di vomitare nell’auto di Burt… Stavolta l’ammazza, poco ma sicuro.

- Allora? - fa Burt, sempre più irritato. - Quante sono? … Tre?!! Cazzo!!!

Chris si mette una mano sulla bocca, deglutendo. Burt urla come un pazzo, perciò non è proprio il caso di fare nulla di stupido, come lordargli di vomito la macchina.

- Va bene, senti, prima devo portare una troia a farsi, se no oggi ci rimetto un sacco di soldi, cazzo, molti più di quanti ne perderai tu senza una zoccola del cazzo in pedana! Si, poi ci vado, ma ne guardo solo una… Ho molta gente da vedere, se non lo sai!

Burt spegne il cellulare con fare stizzito. - E vai a farti fottere! - dice, quando però la comunicazione è già interrotta da qualche secondo. Chris lo guarda e deglutisce.

- Alonzo?  

- Certo, puttana, chi cazzo deve essere? - Burt, improvvisamente, ferma la macchina. - Siamo arrivati, tu scendi qui! Lo vedi il fratello?

Burt indica un nero alto e magro sulla trentina, che ride allegramente con altri fuori da un bar.

- Si…

- Siamo già d’accordo, vai e fatti dare la dose.

Chris apre la portiera, ma Burt la ferma prima che possa poggiare i piedi  a terra. 

 - Te ne dovrai fare parecchi, oggi, troia. Più del solito, o non rientri della cifra…

Lei annuisce, visibilmente tesa. - Si, Burt, lo so, tranquillo, avrai la quota giornaliera più i soldi delle tre dosi che ti devo, compresa questa. Non ti preoccupare…

Sul volto del ragazzo mulatto compare un sorrisetto maligno.

- Oh, io non mi preoccupo mai, troia… Solo che ultimamente mi stai creando parecchi problemi, perché ti ha preso male con la roba e in più guadagni meno del solito sul marciapiede. Quando eri pulita tiravi su moneta alla grande, me lo ricordo, sai? Comunque io non mi occupo di disintossicare le puttane come te, e guardo ai fatti concreti: stai diventando una grana. Presto guadagnerai meno di quello che mi devi, e allora si dovrà fare qualcosa… 

Lei appare di colpo molto spaventata. - No, Burt, te lo giuro, mi rimetto in riga!

- Sarà meglio per te, stronza! E adesso via il culo dalla mia macchina, troia, forza!

Burt arriva allo Scannatoio che sono quasi le undici. È una stanza all’interno di un malconcio palazzo, all’ultimo piano, in fondo ad un corridoio stretto e maleodorante, con la moquette lurida e le parenti ingiallite. Lì fuori ci sono le tre mandate da Alonzo, come da copione, due poggiate contro la parete di destra e una contro quella di sinistra. Burt sorride. Non ci sono sedie tipo “sala d’aspetto”, lì, né mai ci saranno. Che cazzo si credono, quelle puttane, di trovarsi ad un’agenzia di casting della tv? Burt le guarda con distacco, esaminandole come fa sempre. E, come sempre, scuote la testa. La solita merce avariata che gli spedisce Alonzo, avanzi da strada e nulla più.

È già qualche mese che non gli arriva una anche solo leggermente di classe, solo rifiuti da marciapiede come queste. Tira fuori le chiavi e si avvicina alla porta, infilandone una nella toppa. Al che, la tipa poggiata sulla parete di sinistra, gli dice con fare piuttosto scocciato: - Sei il figlio di Alonzo?

Deve stare sulla trentina, più o meno. Alta quanto lui, capelli lunghi fino quasi a metà schiena, ricci e foltissimi, labbra da bisturi, stile “canotto”, forme molto abbondanti, poco aggraziata. “Elefantessa”, l’ha già ribattezzata nella mente il ragazzo mulatto. Burt la guarda e storce le labbra, scrutandola: t-shirt da donna rossa, smanicata e sgualcita, minigonna con in bella mostra le grandi cosce nude, sandali bianchi. La solita battona bianca tossica. - Si, e voi la merce da esaminare? La qualità mi sembra scarsa... Posso mandarne solo una da Alonzo, oggi non ho né tempo né voglia!

Burt guarda le altre due: una rossa con la pelle color latte e un microscopico bustino nero, sui venticinque, che gli sembra familiare, e una con i capelli neri corti, più o meno della stessa età, piena di piercing e tatuaggi, in canottiera, con una sigaretta penzoloni in bocca. Nel corridoio c’è più puzza del solito, e Burt è pronto a scommettere che sia colpa di quella che fuma, e non per via della sigaretta. Fuori una… E non è proprio il tipo da pedana, semmai da pompini nei cessi pubblici.

- Scarsa un cazzo! - fa l’Elefantessa, puntandogli contro un indice dalla lunga unghia smaltata di bianco. Si strizza poi le enormi tette con entrambe le mani, scuotendole attraverso la t-shirt. - Qui la merce è tutta in regola! Manda me in quel cazzo di locale e li farò impazzire!

La rossa, intanto, guarda Burt con fare languido, mordendosi il labbro inferiore.  È un chiaro invito, il suo. Non spreca tante parole come la rozza stangona, ma si limita ad uno sguardo. Vuole essere lei quella che verrà fatta entrare nello Scannatoio e sbattuta come un animale per ottenere il lavoro peggiore del mondo, con il datore di lavoro peggiore del mondo, Alonzo, suo padre. Però a Burt la faccia di quella troia rossa non è nuova… La squadra da capo a piedi, guardandola poi negli occhi.

- Senti un po’, tu non stavi con Maxie B., cinque o sei mesi fa?

Lei alza subito gli occhi, sbuffando, poi emette una specie di grugnito rabbioso. Mostra a Burt il dito medio e se ne va, portando il suo bellissimo culo lontano dallo Scannatoio. Burt ride e fa si con la testa, fiero di sé stesso.

- Ecco, brava, levati dal cazzo, puttana di merda!

Maxie B. era un fratello di quelli con le palle, un rapper dilettante dal coltello facile e il cazzo sempre in tiro. Almeno ufficialmente… Un giorno, infatti, è venuto fuori che Maxie era bisessuale. Oltre a farsi delle belle gnocche, lo prendeva in culo da alcuni bianchi e da altri fratelli per pura passione. Circa sei mesi fa, Maxie si è beccato l’AIDS. A Burt piacerebbe parecchio fottersi la rossa fino agli intestini, però il rischio che possa essere infetta è piuttosto concreto. Pazienza…

- Tu puzzi, - dice poi alla moretta in canotta, - via dal cazzo!

La moretta butta la cicca per terra e se ne va, parecchio incazzata. L’Elefantessa, a questo punto, ride sguaiatamente, esultando. - Yeah! 

Burt apre la porta ed entra, seguito dalla rozza e sgraziata stangona, che se la chiude alle spalle. Lo Scannatoio ha una buona illuminazione, del tutto naturale. Il sole filtra dalla finestra e rende inutile la luce elettrica. Al centro della stanza c’è una specie di pedana circolare nera, grande quanto un letto a due piazze, foderata di pelle. A sinistra di questa, una poltrona imbottita dall’aria molto comoda, di un rosso acceso. In fondo, proprio sotto la finestra, un divano, anch’esso foderato di pelle nera, con accanto un piccolo mobiletto di legno con tre cassetti. Nell’angolo destro in fondo, schiacciato contro la parete, un piccolo letto ad una piazza, sfatto e sporco. Burt cammina sino al divano, rivolgendo però la sua attenzione al mobiletto. Apre il cassetto di mezzo e smanaccia all’interno, mentre l’Elefantessa si guarda attorno.

- E così questo è lo Scannatoio? - chiede, muovendosi per la stanza alla sua maniera del tutto priva di raffinatezza. - Che sarebbe quella pedana?

Burt ritorna con in mano un enorme dildo di gomma blu elettrico, porgendolo a lei con fare scocciato. - È una riproduzione della pedana girevole che c’è da Alonzo. Così ti puoi esercitare… Nome?

- Jenny.

- Okay, Jenny, non sprechiamo il tuo cazzo di tempo!

Burt la spinge con violenza sulla pedana, che appena viene toccata comincia lentamente a girare, grazie ad un motore nascosto che si aziona con un peso superiore a quarantacinque chili,  mentre Jenny l’Elefantessa rimane immobile, un po’ spaesata.

- Forza, troia, comincia a darti da fare! Infilati in bocca quell’affare, avanti!

Lei comincia a succhiare il dildo, mentre gira pian piano sulla pedana. Burt la segue a meno di un metro di distanza, osservandola con attenzione.

- Forza, sputaci sopra e poi ficcatelo in gola, troia! Ho detto in gola, sembra che stai spompinando tuo padre! Voglio che arrivi alle tonsille, avanti!

Jenny sputa sul dildo un paio di volte, grandi goccioloni, poi inizia a spingerselo fino in gola. Lo fa molto bene, perché dopo solo due affondi arriva il primo conato. Tossisce terribilmente e della roba gialla le cola sul mento, gocciolando sulla t-shirt rossa smanicata. - Yeah! - fa Burt, cattivo. Jenny si porta istintivamente una mano alla bocca. - Oh, cazzo, no… Merda…

Il ragazzo mulatto si avvicina e, mettendola la mano sinistra sulla fronte, le schiaccia la nuca sulla superficie della pedana, seguendola mentre gira.

- È tutto a posto, puttana. Questo è niente in confronto a quello che ti faranno là… Arriveranno a cagarti in bocca mentre ti si lavorano con un vibratore, troia! 

Le dà uno schiaffo che la fa prima sussultare e poi dimenare come una bestia irritata. Burt ride malignamente. - Lo sai perché Alonzo non sceglie personalmente la carne da mettere ogni sera in pedana, alla mercé di depravati di ogni tipo? È debole di stomaco, povero stronzo, ma io no, troia, credimi! Te ne accorgerai…

Lei annuisce, sudando per il caldo infernale e per un lieve timore, senza dire nulla.

- Forza! - grida Burt. - Ficcati in gola quell’affare! Ti ho detto di smettere, troia?!

Jenny ricomincia a torturarsi la gola, sputando e vomitandosi addosso, mentre il diciannovenne mulatto, sulla pedana girevole con lei, la tiene ferma, bloccandole la testa e schiacciandola sulla superficie. - Forza, continua!

- Bluargh! - La t-shirt di Jenny è piena di vomito e non riesce quasi a respirare, ma continua ugualmente, decisa ad ottenere questo maledetto lavoro del cazzo.

- Yeah! - Burt le toglie di colpo il dildo dalle mani, spingendoglielo lui stesso in gola.

Jenny si dimena come un’epilettica, scalciando per aria.

- Bluargh! Bluargh!

- Yeah! Ah! Ah! - Burt leva il dildo lordo di vomito dalla gola di Jenny e lo getta lontano, sul pavimento. Poi, con sguardo cattivo, spinge l’Elefantessa giù dalla pedana. Si sente un tonfo sordo e lei che grida. Deve essersi fatta male. Burt, ridendo, scende velocemente dalla pedana, la quale si ferma all’istante, e afferra Jenny, stesa a pancia sotto. Le infila le braccia sotto le ascelle nude e pelose e tira su con forza, il robusto corpo mettendola a sedere, girandola e trascinandola poi per la stanza, verso il divano. - Yeah! Ah! Ah! Ah!

Jenny l’Elefantessa tossisce, emettendo strani gorgoglii. Ha gli occhi semichiusi e si muove a scatti. Burt, lasciandola con il sedere sul pavimento, la mette con la schiena poggiata al divano, dandole qualche schiaffo. - Ehi, puttana, sei sveglia?! Ehi! 

Lei annuisce, sputando gli ultimi rimasugli sul pavimento. Il diciannovenne mulatto sogghigna. - Oh, ma guarda, la maglietta è tutta lurida, meglio se la togli!

Lei, rintronata, inizia a muovere le braccia per levare la t-shirt, ma sudore e vomito glie l’hanno incollata alla pelle. Burt le dà un altro schiaffo, sputandole in faccia.

- Muoviti, troia! Se fra tre secondi non hai le tette al vento te la strappo di dosso! 

Con un po’ di fatica, Jenny riesce a levarsela, rimanendo con gli enormi seni scoperti.

Burt li smanaccia per bene, soppesandoli e impastandoli con le sue mani mulatte, pizzicandole i capezzoli sino a farle male, ridendo di gusto.

- Ahh!

- Zitta, troia! - Sorride. - Dì un po’, hai mangiato da McDonald prima di venire, eh?

Lei annuisce, cercando di ignorare il dolore ai capezzoli, che Burt tortura alla grande.

- Eh! Eh! Lo sapevo! Altrimenti questa stanza non puzzerebbe così… Forza, alzati e siediti sul divano! Muoviti!

Jenny l’Elefantessa si pulisce la bocca con il dorso della mano sinistra, tossendo.

- Non ci senti?! - Burt, senza perdere tempo, la prende nuovamente sotto le ascelle pelose e la solleva di peso, utilizzando la sua poderosa muscolatura, scaraventandola sul divano. - Quanto cazzo sei grassa, eh? Puttana! - Le afferra la faccia e le sputa addosso, ringhiandole contro:  - Oggi ti faccio gridare e piangere, troia!

Jenny si dibatte come un animale ferito ma, nonostante notevole la stazza di lei, Burt è più forte e la tiene ferma, scuotendola e divertendosi un sacco.

- Avanti, puttana, dai! Più ti dimeni e più ci godo a farti di tutto! Forza!

- Vaffanculo! - grida lei, esasperata, emettendo grugniti assurdi e lottando con tutta la furia di cui è capace. - Fai quello che devi e basta, stronzo fottuto! Pezzo di merda, forza, fai del tuo meglio!

Burt le dà uno schiaffo potente e ride. - Del mio peggio, vorrai dire, troia! Avanti, spogliati, voglio vederti a gambe spalancate su ‘sto cazzo di divano! Sbrigati!

Lei non dice nulla ma obbedisce, levandosi sandali, minigonna e mutandine.

Queste ultime le prende Burt, annusandole. Fica, culo, sudore… Nessuna puzza.

Sin troppo per una battona da strada. - Forza, spalanca le cosce al massimo, spazzatura! Voglio riuscire a vederti l’interno dello stomaco!

Jenny l’elefantessa obbedisce, allargando più che può le robuste gambe, come una spaccata, aprendosi le grandi labbra vaginali con le dita. Burt la osserva con distacco, annuendo. - Bene, ferma così, troia…

Il diciannovenne mulatto le si inginocchia davanti e, con la mano destra, comincia a penetrarle la fica poco pelosa. Scava letteralmente, arrivando a farci entrare quattro dita, iniziando poi a spingere avanti e indietro. - Così, puttana, dai! Così!

Jenny inizia a mugolare, mordendosi il labbro superiore, mentre Burt continua a fotterla con la mano. Lei stringe con forza la pelle del divano, grugnendo.

- Mhh…

Il divano è ormai lordo di umori vaginali, così come la mano di Burt. Jenny si stringe i folti capelli ricci con la mano destra, iniziando a provare autentico piacere misto a dolore. Sembra che lo stronzetto sappia esattamente come muovere le dita dentro il suo buco… Burt, però, ad un certo momento, inizia a spingere troppo forte, più a fondo che può, dando botte pazzesche che le fanno male, nonostante il tunnel là sotto sia tutto meno che stretto. - Ahh! Ahh! Cazzo! Ahhhh!!!

- Ah! Ah! Ah! Così, puttana! Fa male, vero?! Vedrai adesso!

- Ahhhh!!!! Ahhhh!!!! - Jenny l’Elefantessa urla come una pazza, muovendo la testa in tutte le direzioni e stringendo i denti, come se le stessero asportando l’utero senza anestesia. Sente la mano destra con i tre anelli del ragazzo mulatto arrivargli sino allo stomaco… Burt, ridendo, avvicina intanto la sinistra all’ano di Jenny, iniziando a penetrarla prima con due dita, poi con tre, spingendo e allargando. All’inizio per Jenny non cambia molto, ma poi, quando il ragazzo arriva a quattro dita anche nel culo, spingendo con altrettanta forza, si sente come se le stessero riempiendo a forza le budella con del materiale duro. - Ahhhhhhhh!!!!!!!!

L’urlo è disumano, ma Burt non si impressiona minimamente, continuando a farcire la puttana con entrambe le mani. Ha fatto cose ben peggiori alle troie capitategli nelle grinfie, per poter essere minimamente impressionato da questo pachiderma. Si limita a spingere, perché quello che vuole è solo farle male, abusare di lei, farle dimenticare di essere un essere umano. Se supererà la sua prova, potrà subire qualunque cosa dai depravati del locale di Alonzo, quelli che, una volta la settimana, pagando cifre astronomiche, hanno il permesso di stare attorno alla pedana girevole e fare ciò che vogliono (nei limiti della legalità) alla puttana di turno.

- Così! Avanti! Forza!!! - Burt spinge ancora per un paio di minuti, poi leva le mani, lasciando Jenny l’Elefantessa lì, con le gambe spalancate e i due buchi distrutti. Il diciannovenne mulatto, guardandosi le dita, scopre che la puttana ha perso del sangue, lasciandogli anche come ricordo leggere tracce di feci.

- Yeah! - Sorride e le impiastriccia faccia e capelli con la schifezza che ha sulle mani.

- Ecco qui, puttana!

Lei non si muove. È completamente inerte, con gli occhi stravolti e il respiro incredibilmente affannato. Senza darle un attimo di tregue, Burt la solleva di peso per l’ennesima volta, costringendola a stare in piedi per alcuni secondi, per poi buttarla senza alcun riguardo sul letto ad una piazza nell’angolo in fondo a destra. A questo punto il diciannovenne mulatto si leva la canottiera, liberando il torace tatuato, sbottonandosi poi anche i jeans. Guarda Jenny e ghigna.

- Ti scopo forte, puttana! - Completamente nudo, Burt sale sul letto, spalancando le gambe di Jenny. Sfoggia un cazzo enorme, almeno ventitrè centimetri, già duro come il marmo e davvero impressionante. - Lo sentirai fino nello sterno, troia! Mi auguro davvero che tu non sia infetta, anche se sei l’ultima delle puttane da marciapiede!

Burt sputa due volte sulla fica di Jenny l’Elefantessa, completamente slabbrata, infilandoci poi l’uccello senza perdere tempo e iniziando a pompare in maniera brutale. Mena colpi con ritmo perfetto, da vero professionista, sdraiato sul corpo robusto di Jenny, che ha gli occhi chiusi e sente il grosso pezzo di carne scavarle dentro, aggrappandosi con le mani alla schiena del ragazzo. Burt manda su e giù il suo sodissimo sedere mulatto come se facesse le flessioni, pompando con ferocia dentro quella troia dell’Elefantessa. - Apri gli occhi, troia! Aprili!

Lei esegue, mugolando, mentre lui le infila improvvisamente una mano in gola, che quasi la fa soffocare. - Sorpresa! Ah! Ah! 

Mentre la scopa senza sosta, Burt le ravana in gola con le dita, sino alle tonsille, spingendo finché non vomita di nuovo. - Bluargh!

Stavolta la quantità è inferiore, ma il puzzo è sempre lo stesso.

- Ah! Ah! Yeah! - Burt non smette di scoparla, stringendole le tette intanto che le riempie il ventre. Lei, ad un tratto, inizia ad urlare: - Ohh… Ohh… Ohhhhhhhh!!!

- Ah! Ah! Si, troia, ci siamo! - le grida in faccia il diciannovenne mulatto, con la bocca così vicina alla sua da sbavarle addosso, senza smettere di infilarle il cazzo dentro e fuori. Deve averla colpita bene, perché sta avendo un orgasmo spaventoso.

Jenny, a bocca oscenamente spalancata, grida come se la stessero ammazzando.

- Ohhhhhhhh!!! - L’Elefantessa sbrodola sul letto umori in quantità enorme, mentre il diciannovenne mulatto, godendosi appieno la faccia stravolta della troia, non smette di scavare con il suo pazzesco attrezzo fradicio d’umori. Ancora una decina di colpi, poi Burt urla a squarciagola: - Yeahhhhhhhh! - e scarica un fiume di sborra nella pancia della robusta puttana, non estraendo il cazzo finché non è completamente moscio. Scende poi dal letto, ridendo. - Spero che tu prenda la pillola, troia del cazzo!

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