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Ero al ristorante con dei colleghi per una cena di lavoro. I suoi occhi blu mi fissavano intensi. Ero un po’ incuriosita e vogliosa al tempo stesso (chissà come è lungo e grosso il suo uccello in erezione!), quando sentii scorrere la sua mano lungo la coscia. Allora non mi ero sbagliata. Era un cazzo in tiro in cerca di figa bollente!!!

Sotto la gonna non avevo le mutandine. Finsi di far cadere la borsetta. Lui si chinò per prenderla ed io maliziosamente aprii le gambe, facendogli vedere sotto al tavolo la bella figa pelosa. Il suo eccitamento era alle stelle, il suo sangue bolliva nelle vene e l’uccello doveva cominciare a pulsargli tra le gambe. Mi porse la borsetta e mi chiese con voce tremante: “Hai voglia di fare un giro in giardino?” E io, la troia, con aria innocente, dissi: “Un po’ d’aria mi farà bene”. Altro che aria, volevo il suo cazzo e subito. Volevo farmi pompare da quello stallone in tiro, voglioso di scopare una troia infoiata.

In giardino nel buio della sera cercammo un luogo appartato e le nostre bocche si unirono in un lungo, trepidante bacio. Le sue mani mi sollevarono la gonna e poi si abbassò la cerniera dei pantaloni. Neanche lui portava gli slip. Il suo uccello svettò fuori, non ancora del tutto duro, ma già turgido di piacere. Cominciai allora a sussurrargli all’orecchio: “Dai, prendimi, fottimi, bello stallone!!!! Fammi vedere quanto ce l’hai lungo, quanto ce l’hai duro”. “Ho voglia di te. Ho voglia di scoparti, troia!”, rispose lui con passione e con voce roca dal desiderio. Poi con una mano cominciai a masturbarlo, lentamente ma in modo implacabile, scientifico, da vera puttana esperta del sesso maschile. Il suo uccello si irrigidiva  sotto la mia mano abile. Che troia che ero!!!!

Ed io poi allargai le gambe e lui,  appoggiandomi al muro,  me le fece sollevare, per aprire la strada alla sua pulsante virilità. L’uccello era infatti già bello duro e me lo infilò di scatto dentro, con un colpo deciso del bacino. La mia figa, pur grondante di umori, fu dolorante per la violenza della penetrazione del grosso e lungo uccello, ma grata del sevizio. Mi sentivo bella piena del suo enorme sesso. Un animale grosso e pulsante, pieno di vita dentro di me. Poi lui cominciò a pompare con ritmo crescente, ed io assecondavo con il bacino i colpi violenti della sua prorompente virilità,  finché ebri di piacere ansimammo entrambi in modo convulso. Le nostre bocche si cercavano, le lingue si incrociavano e il suo cazzo si lavorava a dovere la mia figa, scopandola in ogni sua fibra, avanti e indietro, avanti e indietro, con ritmo incessante.

Le sue mani erano adesso sul  mio culo e lo accarezzavano con una presa decisa e convulsa. Lui per l’eccitazione stava perdendo completamente la testa e il controllo, io godevo ma controllavo il piacere, assaporandolo. Era bello sentirlo mugolare mentre mi possedeva. Si vedeva che era uno stallone coi fiocchi, abituato a scopare delle vere troie da casino. Il suo cazzo non perdeva un colpo, ritmo su ritmo, ed era bello duro e possente. Un vero artista della scopata.

Raggiungemmo insieme l’orgasmo, in modo violento e improvviso,  e lui venne dentro di me in modo copioso, facendo esplodere tutta la sua prepotente virilità repressa del suo ricco sperma di stallone in tiro, dentro la figa di una troia. La mia.

Alla fine della scopata il suo bacio riconoscente, fu lungo e profondo, molto dolce e sensuale. Straordinariamente delicato per uno stallone cazzuto come lui. In lui c’era infatti il vigore di una esuberante virilità di vero maschio in calore e la dolcezza di un uomo innamorato. Un bel mix davvero!!!

Poi uscì da me con il suo bell’uccello. Mi sentii inebriata di piacere ed orfana al tempo stesso di quel poderoso membro virile, tanto da sembrare un palo del telefono, che mi faceva sentire appagata, piena  e completa solo quando lo avevo dentro di me.

Lui mi disse: “Sei una favola, bella mia!!!!! Scopi divinamente!!!!! Mi dai il tuo numero di cellulare? Ho voglia di vederti e di scoparti tutti i giorni. Bella figa!!!! Voglio sempre metterlo dentro grosso e duro come una mazza!!! Voglio farti urlare di piacere, troia”. Io risposi: “Bella cavalcata!!! Sei proprio dotato di un bell’uccello!!! Chissà quante te ne pompi e te stantuffi!!!! Ti do il mio cellulare. Chiamami, quando vuoi scaricarti le palle, Stallone”. Ma gli diedi un numero falso.

“Vorrei sapere se dai a tutti la figa così facilmente come l’hai data a me”. “No, solo a chi mi piace davvero e tu mi piaci molto. Hai un bell’uccello. Complimenti!!!”. Lo baciai a lungo sulla bocca e dentro di essa con la lingua, accarezzandogli dolcemente la nuca e le spalle possenti,  poi mi ricomposi e rientrai, passando per la toilette. Nello specchio i miei occhi erano lucenti e pieni di gioia per la recente e appagante scopata. Avevo goduto intensamente con quel cazzo tra le gambe che mi stantuffava a dovere. Non c’è che dire, un cazzo coi fiocchi.  Mi ripulii e tornai al tavolo. Miriam, che aveva visto le mie mosse, mi chiese: “Tutto bene?”. “Tutto pene, oserei dire. Anche oggi ho fatto proprio una bella scopata. E’ un bel maschio, in forze e cazzuto. Te lo consiglio, se vuoi godere davvero. C’è l’ha lungo e grosso e diventa subito duro come il marmo. E poi lo sa usare a dovere. Sa come fare godere una figa con quella verga che ha. C’è da impazzire ad averlo tra le gambe!!!!.” E Miriam disse: “Spero di farmi sbattere anch’io da quell’uccello in calore, bello grosso e arrapato. Cercherò di provarlo.. Tu sei una figa esperta. Sei una puttana nell’anima..”. Ed io risposi: “Proprio così, cara. Non mi perdo nessun uccello in tiro nei paraggi. Meglio un uccello oggi che una sega domani! Fa bene alla salute scopare il più possibile. Toglie le tensioni. E poi è bello sentire di avere tanto potere sugli uomini proprio lì, tra le gambe. Rafforza la sicurezza di una donna. Trombare fa sentire la donna più donna e il maschio più maschio. Solo cazzo e figa. Figa e cazzo.”.

Intanto il cazzuto dagli occhi blu rientrò nella sala da pranzo. Si era ricomposto, ma si capiva che aveva appena scopato una troia. Aveva proprio l’aria di chi si è svuotato ben bene le palle e per il momento non ha più sborra da dare. Avrebbe voluto provare ancora quel piacere intenso, sentire il suo cazzo masturbato e posseduto. Il suo cazzo infatti aveva goduto pienamente tra le mani e la figa di una vera troia.

I loro occhi si incrociarono. I loro sessi si inturgidirono al solo sguardo. La memoria della scopata e della goduta era troppo recente. Ma lei aveva una regola ferrea: mai scopare due volte con lo stesso uomo. Amava la varietà. Voleva esplorare cazzi nuovi e dare sempre sensazioni forti a nuovi maschi in calore, facendo la troia, esplorare la loro virilità e riempirsi di loro, facendoli urlare e sborrare di piacere. Questo la eccitava davvero. “Caro mio-pensò – sognatela quella scopata. Non avrai ancora la mia figa bollente!!! E’ stata una botta e via”.

Peccato. Una botta e via, tra un bel cazzo possente e una figa incandescente. Certe scopate rimangono davvero memorabili. Nel cervello e tra le gambe di entrambi. Cazzo e figa. Figa e cazzo. Tutto il mondo è in questi due elementi generatori di piacere. Cazzo e figa. Figa e cazzo.

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