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Era sera ed ero scavolato nero per questo decisi di bermi una birra.

Seduto al bancone del bar stavo pensando di andarmene a dormire quando una voce un po’ alterata mi giunse all’orecchio: ”sei uno stronzo!!! perchè vai sempre a dire i nostri affari a tutti? non ti voglio più vedere è finita!!!”. Era quella strafiga di Sonia (altezza 1,70 circa, taglia 44, seno 4 misura, gambe tornite, non anoressica, culetto alto e sodo) stava dicendo queste cose al suo lui, un essere odioso e strafottente e pieno di se, benché con un fisico da culturista è un emerito stronzo spocchioso.

Pensai che forse quel momento di rabbia mi avrebbe favorito, Sonia era una mia vecchia passione ma non mi aveva mai visto niente altro che come un amico, a volte per sfogarsi o per farsi scarozzare in giro in moto.

Quando mi passa vicina per uscire la saluto, ciao disse: perché non mi porti a casa vista la sera di merda non ho più voglia di niente oggi.

Detto fatto l’accompagno, in moto sento i suoi seni premere contro la mia schiena ed in una frenata un pochino più forte si incolla a me e si stringe di più facendomi sentire oltre al seno l’interno delle sue cosce e il calore del suo corpo, non si stacca come faceva sempre e rimane incollata a me, allora rallentai per godere di quel momento di piacere “sentirla contro di me che si struscia per il movimento della moto”.

Nello stesso istante mi accorsi che stava piangendo sommessamente  allora allungai il percorso cercando di passare per strade meno trafficate in modo da darle il tempo di tranquillizzarsi, smise di piangere.

Arrivammo a casa sua, scese dalla moto mi guardò, mi prese la mano la stringeva più forte del solito mi chiese se volevo salire a bere un caffè.

Salimmo nel suo appartamento, il soggiorno molto carino e funzionale ma senza sfronzoli, mi accomodai sul divano.

Sonia si recò in cucina per preparare il caffè, poi si affacciò alla porta chiese scusa, doveva recarsi al bagno, mi disse di stare attento e spegnere il gas sotto la moka.

Quando mi raggiunse rimasi di sasso, levandomi letteralmente il fiato, aveva messo una vestaglietta di pizzo nero trasparente, che le donai molto tempo prima (quando c’èra più confidenza) per un suo compleanno e non avevo più sperato di vedergliela addosso, dice è ora d’indossarla .

Si sedette vicino a me così vicino che un foglio di carta velina non ci passava fra noi, mi stavo emozionando ed eccitando violentemente, mi guardò, senza dire nulla mi pose le sue mani sul sesso, sorrise e le brillarono gli occhi, sentii la zip dei pantaloni aprirsi le sue dita intrufolarsi e prendermi il cazzo massaggiandolo dolcemente poi con molta forza sempre più insistentemente.

La strinsi fra le mie braccia tirandola a me, incominciai a baciarla accarezzandola sul viso poi il seno spogliandola in maniera gentile finche non rimase nuda contro di me, lei fece la stessa cosa con me.

I nostri corpi fremevano in scosse convulse e leggere mentre il lungo accarezzarsi ogni dove ci portava un mare di sensazioni che ci facevano pian piano aumentare il desiderio.

Il suo sesso è dolce e gonfio di umori, la bacio ogni dove, mi bacia e lecca dappertutto.

Le sue labbra carnose mi avvolgono il sesso regalandomi la quintessenza del piacere.

Leggere gocce di sudore le imperlano il corpo fremente, vedo scorrere sul suo viso le sensazioni che prova come se fossero un film, i gridolini di piacere mi eccitano sempre di più.

Mentre lecco la fighetta e il clitoride, due dita a trovare quel punto dietro l’osso pelvico dove il piacere sarebbe aumentato a dismisura, i suoi umori aumentano facendo scorrere il tutto in maniera fantastica, le sue grida si fanno più forti.

Il cazzo gonfio si indurisce fino a farmi male, Sonia lo usa come un giocattolo dentro di lei. Sensazioni indescrivibili, mi faceva impazzire, non capisco più nulla tranne che lei è con me e facciamo la cosa più bella e naturale del mondo.

Le baciai leccando dolcemente poi con pressione il buco del culetto, lei si lasciò andare a gridolini strani e mi chiese di aprirla con dolcezza, glielo appoggiai e lei si spinse contro di me con delicatezza mi sentii avvolgere, forzai fino ad entrare tutto poi mi mossi gradualmente finche lei gridò di piacere.

Scivolammo sul tappeto, mi ritrovai sotto di lei, ancora dentro di lei.

Ci moviamo sempre più veloci portando i nostri corpi al momento del culmine, cambiando posizione in maniera sciolta e naturale con un’intesa mai avuta prima con nessuna.

Sento il suo sospiro aumentare in sincrono col mio, l’esplosione di gioia al massimo del piacere avvenne all’improvviso e contemporaneamente con una frenesia che ci tolse il respiro.

Rimaniamo fermi stretti l’uno all’altra un lungo attimo, sorridendo e accarezzandoci.

Ci viene in mente il caffè.

Ricominciamo.

Ci furono altre volte quella notte e molte nei giorni dopo, ci sono tutt’ora, senza impegni sentimentali (dice lei) ogni volta è sempre la migliore.

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