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Il cuore di Nicola batteva all'impazzata. Il sudore freddo, come un cerchio gelido, velocemente s'impadroniva della sua fronte e delle sue mani che, ormai, faticavano a stringere il volante. Quel tremore era stato immediatamente notato da Stefania, la moglie.

- non stai bene Nicola? sei così pallido sai?

- No no niente è il caldo .. e questo maledetto traffico. 'Sti semafori durano un'ora ..guarda che casino.

Nicola, nell'ascoltare il suo balbettare pregò in silenzio. Pregò affinché nessuno di quelli che sedevano con lui in auto si accorgesse di quella orrenda scarpa bianca che faceva capolino da sotto il sedile di guida.

Era un bel sabato pomeriggio ed i coniugi, come consuetudine, si recavano all'ipermercato SUPERSLAM con suocera e figli al seguito. Nicola odiava i sabato pomeriggio. In verità odiava anche la suocera e la moglie.

Una vita normale la sua. Quarantasei anni, leggermente appesantito, un lavoro tranquillo. Le follie giovanili ormai archiviate in un'ordinata quotidianità che, pian piano, lo aveva rincretinito ben più della roba che fumava quando era all'Università.

La madre di Stefania era felice. Adorava i sabato pomeriggio.

- Oggi fa proprio caldo, guarda che Francesco è tutto sudato e che quando scendiamo si prende un malanno perché lì dentro c'è l'aria condizionata che la tengono sempre alta.

Nicola bestemmiava tra sé e con ogni possibile sforzo di immaginazione cercava argomenti per attirare l'attenzione di tutti i membri della famigliuola verso l'esterno. Il suo obiettivo era preciso e irrimandabile: recuperare l'inequivocabile prova dei suoi misfatti notturni e liberarsene immediatamente.

- Avete viso il nuovo cartellone pubblicitario della Nike, in cima al palazzo.

Era un pessimo attore. Balbettava.

- Chissà quanti soldi hanno speso.

La mano intanto si dirigeva, lui indifferente, a frugare sotto il sedile.

- La notte è tutto illuminato

Una frenataccia interrompe la sua operazione. Freno, frizione cambio.

- Cosa ne pensi Stefania se la prossima macchina ce la prendiamo con il cambio automatico?

Riparte, la ricerca continua. Nicola riesce a spostare ed occultare la scarpa sul lato sinistro del pianale. E' quasi fatta.

- ... Francè celo prendiamo il gelato quando arriviamo?
- Tutti i vizi gli dai a sto' ragazzino.

La suocera era maestra ne parlare al solo scopo di fare un po' di aria,  per questo luii l'odiava, ma adesso andava bene così. Era giunto il momento cruciale.

La mano sinistra impugna saldamente quell'orribile tacco bianco. Il finestrino è abbassato. Nicola fa un profondo respiro.


- ...guardate se c'è un parcheggio a destra, prima dell'ingresso, che è più comodo.

Tutti guardano fuori. Nicola trema, controlla la direzione dello sguardo di Stefania, poi della suocera e dei bambini, poi di nuovo guarda Stefania e .........VIA!

La scarpa bianca finto-pelle con quell'orrenda zeppa e quei laccetti ancora più osceni era definitivamente scomparsa abbandonata tra milioni di pneumatici e marmitte, incroci e semafori. Quella scarpa bianca al centro di una strada in città non aveva senso per nessuno. Tranne che per Nicola il quale, ormai rasserenato, già sorrideva. Per fortuna c'era riuscito. Non avrebbe mai potuto giustificare alla moglie la presenza di una scarpa femminile ( oddio ....si fa presto a dire femminile - pensò -) nella sua auto.

La sera prima Nicola l'aveva fatta grossa, e lui certe situazioni non le sapeva gestire. Non era abituato.
Durante la cena con i colleghi di lavoro non si era fatto altro che bere e parlare di donne. Soprattutto bere.
Nicola a notte fonda rientrava verso casa ripensando disordinatamente ai discorsi fatti e, soprattutto, a Myriam la ragazza di colore che da qualche mese lavorava nel suo settore. Era stato l'oggetto principale
delle loro discussioni. Meglio: il culo di Myriam era stato l'oggetto principale dei loro commenti.
Guidando nella notte, ed in stato di ebbrezza, il ritorno gli si prospettava come una via crucis. I pensieri si accavallavano disordinatamente tra i lampioni ed il cruscotto: Myriam, cazzo se è bella, con quel portamento da gazzella, però accidenti peccato che è negra, certo lei è diversa, piace a tutti, ti immagini la famiglia, tutti neri. Perché non se ne stanno a casa loro…così diversi ..stupidi .. ignoranti e pure delinquenti, che cazzo ci vengono a fare in Italia che non c'è lavoro neanche per noi . .. e poi spacciano, ti saltano addosso ai semafori. .. .. e poi puzzano.

Myriam però era diversa  … .. mi sembra di sentire il suo profumo.. .forse perché .. non è tanto nera.
Rimane il fatto - pensò infine - che ha un culo che parla tutte le lingua del mondo. Myriam detestava Nicola e non perdeva occasione per dimostrarlo.

- Tanto di negre con trentamilalire te ne porti quante ti pare e piace .. .. e pure più bone di Myriam!--- aveva detto Filippo durante la cena. Queste parole riaffioravano tra fumi e stanchezza alla mente di Nicola.

- Cazzo .. ha ragione Filippo però ..io a puttane non ci sono mai andato.. e con le nere.. figurati!
Perso tra i suoi pensieri non si era accorto che la periferia lo guardava.
Le puttane erano lì, in fila, seminude. Un trionfo di tette e culi neri ai confini della Città.
Solitudine? Alcool? voglia di trasgressione? di vedere se ci riusciva?
Chissà.
Nicola non capiva che quello era uno spettacolo della miseria umana e che lui stava per parteciparvi con il ruolo di protagonista.
L'auto procede piano sfiorando il marciapiede, poi si arresta.
- quanto vuoi?
- Cinquanta bocca e scopare
- Ma un mio amico dice che ne bastano trenta!
- Trenta solo bocca.
- Vabbè ciao
Nicola finge di ripartire e la donna insiste.
- Venti solo bocca quaranta scopare
- E il culo me lo dai?
- Beh . . .  Certo!
La donna entra in auto e toglie subito le scarpe. Sono scarpe assurde con una zeppa sproporzionata che il bianco esalta ancora di più. Nicola le nota immediatamente, nota il piede grande. Lei è alta. E' tanta!
Anche le altre prostitute hanno le medesime scarpe - mi sa che le comprano tutte nello stesso posto - pensò Nicola guidando.
La guardò bene approfittando della luce dei lampioni. I seni grandi e perfetti mettevano a dura prova la tenuta del reggiseno un po' liso.
La prostituta indica la strada a gesti e, con la mano libera, incomincia a toccare Nicola tra le gambe. Nicola è agitato, le mani sudano, non sa che dire. Il profumo della donna lo disturba, gli ricorda la corsia dei detersivi di un supermercato.
Il suo cazzo però reagisce. Si fermano in una stradina. Lei ha in mano il coso duro di Nicola e lo muove lentamente attraverso la patta.
- I soldi
- Dai te li do dopo.
- I soldi ...ora.
Nicola slaccia completamente i pantaloni infila una mano in tasca  e consegna i soldi alla donna. Lei li infila in borsa estrae un profilattico e, abilissima, lo srotola sul cazzo duro. Un pompino col preservativo. Nicola non lo credeva possibile mentre guardava la ragazza che si spingeva il cazzo fino in gola e poi si fermava e risaliva stringendo forte le labbra. Brava però. Però che schifo.
Nicola aveva fretta, era a disagio. Temeva di essere visto. Voleva solo prenderle il culo e andarsene. Incominciò a toccarle i seni mentre lei continuava a spompinarlo. Iniziò a spogliarla, in auto è tutto più difficile, e Nicola temette per un attimo di perdere l'erezione. Linda, così le ha detto di chiamarsi, ha il ventre piatto e muscoloso e, dovunque la tocchi Nicola ha la sensazione del marmo caldo. La gira. Ha un culo tondo e sporgente nel quale lo sguardo e le mani di Nicola si perdono così come il sottile filo del perizoma tra quelle chiappe sode.
Il perizoma scende lungo le cosce. Nicola la prende dai fianchi, lei con la mano che passa tra le gambe, gli impugna il cazzo e lo conduce nella giusta direzione. Nicola, che con le mani ora allarga le natiche della donna, entra lentamente in quel culo unto.

Nicola spinge agilmente il suo cazzo su e giù per il buco ormai allargato. La schiena della ragazza è arcuata e Nicola, per quanto il buio lo consente, si gode lo spettacolo. La mano di lei racchiude la figa tra le dita, lui l'accarezza, le tira piano i capelli, le prende i fianchi li stringe. Le sue mani vanno dappertutto, le accarezza il ventre e scende più giù. Vuole toccarle la figa e sentire la clitoride dura tra le sue dita.

- Cazzo! Cazzo sei un uomo!

Quella eccitazione malata che fino ad un attimo prima lo pervadeva era svanita in un lampo, scalzata dalla orribile sensazione che gli aveva procurato lo stingere tra la mano il cazzo di quella "donna".
- Cazzo! Merda! Bastardo! Un travestito! Porca puttana!
Nicola continuava ad urlare come impazzito. Saltava sulle ginocchia come un'indemoniato.
- Linda ... un travestito ... negro .. ..  che idiota ...ma vaffanculo!
Era in preda ad un raptus. LUI aveva impugnato il cazzo di un nero!
Aprì lo sportello dell'auto e scaraventò il travestito seminudo fuori dell'auto a rotolare sulla ghiaia . Richiuse lo sportello accese l'auto e ripartì. Guidando raccattava i vestiti del travestito e, man mano che li trovava sparsi sui sedili dell'auto, li lanciava fuori dal finestrino. Voleva liberarsi subito di ogni oggetto che gli ricordasse l'orribile esperienza.
- C'è un posto, lì, a fianco a quel furgone!
La voce di Stefania riportò Nicola alla realtà del Supermercato. E' sabato pomeriggio e tutto va bene.
Una brutta avventura. Solo una brutta avventura - pensò- e sarà solo un brutto ricordo ora che sono riuscito a liberarmi di quella scarpa da puttana. Nessuno potrà mai sospettare nulla.
Nicola parcheggiò alla svelta, Stefania prese un carrello e vi mise dentro il ragazzino.
La suocera, aria smarrita ed interrogativa, indugiava. Non voleva scendere dall'auto.
Si guardò attorno più e più volte. Rovista sotto i sedili. Nicola, impaziente e sorridente le andò incontro.
- Bruna andiamo, dai, si fa tardi cosa c'è che non va?
- Mah non capisco non so proprio cos'è successo. Quando siamo saliti mi sono tolta le scarpe nuove che mi facevano male i piedi . Le ho messe sotto al tuo sedile . . . quando hai frenato una ti è capitata tra i piedi. L'ho vista.!  . . .  ma ora non c'è più  .  . . . ne trovo solo una!
- Guarda . . .  guarda  più meglio, hem, cioè bene .  . . he, hi. .
Il viso di Nicola trasfigurava dal rosso ad un bel "verdefiguradimerda".
- Che strano!  Eh . . . . ma sei sicura che sei venuta con tutte e due? No cioè . . . . volevo dire . . . com'era ?   Bianca con la zeppa alta?  .  .  .  ma che numero porti cazzo! No!, cioè, scusa  . . . . . . . non volevo . .  ma . . .  ma . . .ma non è possibile . . . .

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