Sono sveglio. Resto ancora un po’ ad occhi chiusi cullandomi nella mia pigrizia nella calda alcova del mio letto. Mi perdo cercando qualcosa nel buio dei miei occhi, della mia mente, quando ad un certo punto sento qualcosa bussare da sotto le coperte. E chi poteva essere se non lui! Il mio fedele compagno di vita, il mio sesso che come al solito è già sveglio da pezzo prima di me e forse non è mai andato a dormire! Noi due siamo due identità distinte e a volte mi sembra che io sia solo un mezzo di locomozione che lui utilizza per spostarsi e raggiungere la nuova micetta di turno.
È duro da non crederci, apro gli occhi, alzo le coperte e lo guardo: è lungo e snello, ma al tempo stesso robusto e forte; è completamente eretto, la sua pelle liscia è scesa e lascia scoperta la cappella. Ho proprio un bel cazzo! La mia voglia di godere è sempre alle stelle e mi andrebbe di masturbarmi, ma oggi non posso, devo andare. Mi alzo e mi infilo il costume, finisco di vestirmi in fretta, mangio un morso e scendo giù. Sto andando alla piscina comunale, è da un po’ che ci vado. Cercavo un modo per mantenermi in forma e poi ho pensato che non potesse esistere posto migliore per vedere della buona carne fresca da saziare. Appena arrivato vado nello spogliatoio, tolgo i vestiti, rimango in costume. Ho un paio di boxer strettissimi e il mio pene sempre più in tiro crea una sporgenza a dir poco imbarazzante. Con disinvoltura esco e mi infilo in acqua. L’acqua è tiepida e mi provoca splendide senzazioni su tutto il corpo. Sono vicino al bordo, immerso fino al petto, con i gomiti appoggiati sulla fredda cornice che circonda lo specchio d’acqua. Il mio membro ora si è messo a pulsare e spinge contro la parete della vasca, mentre si sente nell’aria un misto di odori eccitanti; sembra di percepire l’odore del sudore, delle creme abbronzanti spalmate sulle calde schiene, dei feromoni che diverse decine di troie seminude affamate di sesso emanano come un grido disperato e voglioso.
Ad un certo punto mi accorgo che a pochi metri da me, si crogiola al sole sulla sua sdraio Rebecca. Ha qualche anno meno di me ed è quella che si può proprio definire una “brava” bambina. È educata, timorosa, pura come la neve ed appartiene ad una religiosissima famiglia borghese dalla reputazione impeccabile. È una gran fica! L’accarezzo tutta con lo sguardo. Le osservo i piedi e risalgo le lunghe e lisce gambe. Le sue splendide cosce sudate fanno solo venir voglia di spalancarle e tuffarsi sul suo sesso. Le mutandine rosa del bikini sono così piccole e strette –fin troppo per una ragazza “per bene”- che riesco ad immaginare tutto. La mia eccitazione cresce sempre di più e il pene mi fa quasi male da quanto è gonfio. Salgo, salgo sulla sua sensualissima pancia e guardo il suo ombelico perfetto proprio mentre una goccia di caldo sudore ci scivola dentro. Sto morendo, non ce la faccio più. Vorrei scoparmela, ma so che rimarrà solo un desiderio irrealizzabile. Salgo ancora e mi fermo ad ammirare il suo seno austero ed imponente. È una quarta abbondante naturale che spicca sul suo splendido corpicino in modo imbarazzante ed eccitantissimo. Non riesco a staccare i miei occhi dal quel punto; il reggiseno rosa stringe e comprime vigorosamente gli enormi seni, che appaiono come due sfere quasi perfette, turgide e morbide al tempo stesso. La sua pelle ambrata di velluto in quel punto è ancora più abbronzata e mi fa impazzire. Immagino che sia eccitata, immagino i suoi capezzoli eretti e gonfi che spingono sulle coppe. Vorrei toccarla, baciarla, leccarla e vorrei tuffarmi col viso sul quel seno accogliente ed infinito. Risalgo con lo sguardo lungo il collo da leccare e mi stupisco ancora una volta per la bellezza del suo viso dai lineamenti dolci e perfetti. Mi chiedo dove stia guardando in quel momento con i suoi splendidi occhioni verdi celati da un paio di occhialoni scuri. Sogno di accarezzarle i lunghi e mossi capelli castani, mentre la sento gemere di piacere per quello che le faccio. Quando torno “sulla terra”, mi guardo intorno e il suo lettino è rimasto vuoto. Non riesco a vedere dove è andata. La cerco con lo sguardo come un ossesso, ma non la trovo. Ancora una volta se ne è andata, ancora una volta rimarrò per tutto il giorno con la sua golosa e tormentosa immagine nella mente. Sto pensando seriamente di andare a “svuotare” la mia insostenibile eccitazione da qualche parte o magari di farlo qui, in acqua, nella stessa acqua in cui qualche bella fanciulla verrà a bagnarsi le sue innocenti carni.
Tutt’ad un tratto sento uno strano movimento dell’acqua sotto le mie gambe. All’improvviso una mano afferra con forza il mio cazzo ed io sobbalzo per la sorpresa e per il piacere. La mano scorre su e giù sul mio pene per tre volte e poi scompare nelle profondità senza darmi il tempo di vedere a chi appartiene. Non ho nemmeno il tempo di farmi qualche domanda, che subito una splendida figura emerge dall’acqua accanto a me. È Rebecca. Rimango a bocca aperta per lo stupore, non posso crederci; la piccola e innocente Rebecca mi ha stretto il mio duro membro con la sua candida manina ed ora mi penetra col suo sguardo malizioso e mi invita senza pudore a seguirla negli spogliatoi. In pochi secondi siamo nello stretto stanzino della doccia, eccitatissimi e a pochi centimetri l’uno dall’altra. Mentre mi fissa negli occhi, si avvicina e con le mani sudatissime mi sfila il costume. Quando il mio enorme cazzo spunta fuori, lei fa un lungo sospiro per scaricare l’adrenalina che non riesce a trattenere; è eccitatissima e lo sono anch’io; ha le guance e il seno rossi di fuoco per la voglia; vuole essere scopata fino all’anima; vuole godere e io voglio accontentarla; vuole provocarmi, vuole farmi impazzire, è una troia da paura; fa un passo indietro, si abbassa le mutandine e comincia toccare le carnose labbra della sua bagnatissima vulva. Con un dito inizia a massaggiarsi il clitoride eretto e sensibilissimo; sta godendo davanti a me… ora basta! Si pentirà di avermi provocato! Le salto addosso, l’afferro con forza per le braccia e le sbatto la schiena sul freddo e umido muro della doccia. Mi guarda e fa un sorriso soddisfatto e godurioso, vuole essere presa con forza; la penetro fino in fondo; sento la sua bollente ed ampissima vagina che avvolge la mia verga come in un abbraccio sublime e interminabile. Comincio a pompare avanti e indietro con forza e sempre più velocemente, mentre le lecco avidamente i turgidi capezzoli delle sue enormi tette fuoriuscite dalle coppe del reggiseno; le sue urla di piacere rimbombano assordanti nello stanzino; tra i gemiti riesce a sussurrare queste parole: -prendimi da dietro, porco-. In un attimo la giro di schiena, la piego in avanti e mentre lei si aggrappa alla soglia della finestra, le infilo tutto il pene dentro alla vagina ormai aperta; con un dito bagnato della sua saliva, mentre la trombo, le solletico il buchetto del culo e seguendo il movimento del suo corpo riesco anche ad infilarlo un pochino; lei ormai in preda ad un raptus di piacere non sente nemmeno il dolore e mi urla che vuole godere di più; afferro il microfono della doccia, lei si gira lo vede e sorride vogliosa; bagno lo strumento di metallo con la mia saliva, sfilo per un attimo il cazzo dalla sua voragine e facendo attenzione ad usare la massima delicatezza le infilo il microfono freddissimo; intanto mi abbasso e le lecco l’esterno della fica. Lei non perde tempo e con la mano mi masturba; quando sento che sta per venire le rinfilo il mio cazzo; proprio mentre sta per raggiungere l’orgasmo, il mio pene pulsa, non posso fermarlo; vengo. Le inondo la cavità con il mio straripante e caldissimo sperma che esplode in cinque potenti schizzi, mentre lei ulula come una cagna in calore, quasi svenendo per l’orgasmo raggiunto. Mi appoggio al muro ansimante e soddisfatto, mentre lei si appoggia al mio petto e mi sussurra che per lei era la prima volta che veniva penetrata completamente. L’avevo sverginata e non me ne ero nemmeno accorto! Sono soddisfatto. Lei si china e con un fazzoletto preso dalla borsa che aveva preventivamente portato, pulisce bene il mio pene e il pavimento dai residui dello sperma. Vedo che si è sporcata la mano con il mio nettare e se ne va senza lavarsi. Quando anch’io la raggiungo alla piscina, noto che sta parlando con una sua amica. Le accarezza il viso con la stessa mano sporca di me. L’amica annusa e sobbalza guardandomi da lontano come una puttana. Che sbadato, ne ho fatta bagnare un’altra!
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